Il Giardino dell' Erba Voglio
Betulla
            Alessandra Capocaccia Quadri
                       da un quadro di G. Klimt (1903)
     Betulle sottili, diritte
            come alberi d'invisibile nave.
     Nell'alto chiome stranamente bionde
            come in un quadro o in un sogno.
 
            Alberi di una nave che non salpa.
            Il miglior modo di viaggiare salire
            quasi dal nulla verso ignote luci.
 
            E le foglie parlano a mille
            in un linguaggio forse diverso
            da quello delle radici lontane.
 
            Ma l'interprete esiste -arte o sogno-
            a tradurre i fremiti in dialogo
            dal basso all'alto, adagio,
            dal quasi nulla alla foresta d'oro.
                                      ("Betulle",13 gennaio '92)
Pablo Neruda
        Come la pelle della betulla
sei argentea e odorosa:
devo contare sui tuoi occhi
per descrivere la primavera.
E benche' non sappia come ti chiami
non c' primo volume senza donna:
i libri si scrivono con baci
(e io vi prego di tacere
perche' s'avvicini la pioggia).
Voglio dire che tra due mari
sta pendendo la mia statura
come una bandiera abbattuta.
Per la mia amata senza sguardo
sono disposto a anche a morire
anche se s'imputa la mia morte
al mio deficiente organismo
o alla tristezza innecessaria
depositata negli armadi.
Certo e' che il tempo fugge
e con voce di vedova mi chiama
da boschi ormai dimenticati.
Prima di vedere il mondo, allora,
quando i miei occhi non s'aprivano
io disponevo di quattr'occhi:
i miei e quelli del mio amore:
non chiedetemi se ho cambiato:
(e' solo il tempo che invecchia):
(vive cambiando di camicia
mentr'io continuo a camminare).
Tutte le labbra dell'amore
andaron formando il mio vestiario
dacche' io mi sentii ignudo:
lei si chiamava Maria,
(forse Teresa si chiamava),
e m'abituai a camminare
consumato dalle mie passioni.
Sei tu quella che sarai
donna innata del mio amore,
colei che di creta fu formata
o quella di penne che volo'
o la donna territoriale
dalla chioma nel fogliame
o la concentrica caduta
come una moneta ignuda
nello stagno di un topazio
o la presente curatrice
della mia scorretta indisciplina,
oppure quella che mai nacque
e che ancora sto attendendo.
Perche' la luce della betulla
e' la pelle della primavera.
          ("La pelle della betulla", da: "Giardino d'inverno", trad. di G. Bellini)