Il Giardino dell' Erba Voglio
FARFARACCIO

 

NOME SCIENTIFICO: Petasites hybridus GAERTN. o Petasites officinalis L.
SINONIMI E NOMI DIALETTALI: Barde (Liguria), Lavassa (Piemonte), Capelocc, Rdoi (Lombardia), Brdano domestico, Petasside (Veneto), Tossilaggine maggiore (Toscana), Lesche (Friuli), Barbaz (Carnia), Vaniglin salvadegh (Emilia), Lampazzo (Campania), Petrasita (Sicilia), Cavolaccio.
Il nome del genere Petasites deriva dal greco petasos (=cappello) e richiama le grandi dimensioni delle foglie che gli antichi paragonavano ad un cappello.
FAMIGLIA: COMPOSITAEFARFARACCIO1.JPG (30671 byte)
 
CARATTERISTICHE: pianta erbacea perenne con rizoma; ogni pianta presenta solo esemplari maschili o femminili: puo' accadere che singoli fiori femminili nascano su piante maschili. Fiorisce tra aprile e giugno.
SPECIE SIMILI: Farfaraccio bianco (Pelasites albus) con i capolini dei fiori giallo-biancastri, anziche' rossiccio pallidi o violetti.
DISTRIBUZIONE: Europa dalla pianura fino ai 2000 metri s.l.m.
HABITAT: cresce in colonie con numerosi esemplari nei prati umidi, sulle sponde di fiumi o ruscelli. Anche la dentatura delle foglie e' piu' fortemente dentata rispetto al P. hybridus che presenta una foglia con lembi rotondeggianti.
USO MEDICINALE: contiene inulina, resina, mucillagine, tannino ed un glucoside amaro, la petasina, probabilmente responsabile della proprieta' sedative di questa pianta che possiede anche proprieta' tossifughe e diuretiche.
USO ALIMENTARE: i gambi carnosi e sodi delle giovani foglie si possono consumare lessati ed eventualmente mescolati con bietole.
ORIGINE: esemplari trapiantati dallo stato selvatico (entroterra di Albissola).